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Autore Topic: Swiss Star Tour '16 - Da Milano a Ginevra  (Letto 3920 volte)

Offline Mastro_Convalida

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Swiss Star Tour '16 - Da Milano a Ginevra
« il: 22 Settembre , 2016, 14:13:26 »
Durante il Luglio passato ho maturato la volontà di fare il terzo viaggio in sella alla mia Star 125 4T e fra i tanti itinerari possibili ho scelto di seguire quello attraverso alcuni dei passi svizzeri attraversabili fra Bellinzona,Berna,Ginevra ed Aosta...Di seguito vi posto il racconto di questo stupendo viaggio, gioie e dolori comprese...spero vi piaccia:

Fra una sosta e l'altra del viaggio in Star ho deciso di scrivere qualcosa che potesse descrivere le emozioni provate, un pò come sfogo ma anche per raccontare a me stesso cos'era che stava rendendomi così felice.

"La partenza: Milano-Bellinzona"
Parto domenica, vado in Svizzera e torno!
Detto fatto, settimana settembrina di ferie, sveglia alle 8.00, carico la Star e parto spedito verso il territorio elvetico con destinazione Bellinzona, solo la prima delle 4 tappe dello Star Swiss Tour ‘16.
Scelgo di partire da solo ed a bordo della mia nuova, più o meno, Star 125 4T a poco più di un anno di distanza dall’incidente con la precedente Star.
Scelgo la svizzera semplicemente per non perdere l’opportunità di visitarla senza gli intralci della neve e del brutto tempo. Ma ovviamente non tutto andrà come auspicato…
Sono solo, quindi penso: che ci vorrà mai per un viaggetto wild? Le solite cose:
2 borsoni, uno zainetto e lo zaino per la reflex…basta poco, che ce vò??
Sul contachilometri leggo 4466 Km e conto di farne almeno 1000 di Km girando tra Milano, Bellizona, Berna, Ginevra e poi sdoganando di nuovo fino ad Aosta ed infine ancora Milano…Ed è proprio da questo ultimo tratto che non so cosa aspettarmi con le salite, i curvoni ed il piccolo San Bernardo…Ma presto scoprirò di aver fatto maluccio i miei conti visto che i passi che affronterò saranno 4!
Una volta partito, ad una ventina di chilometri da casa mi rendo subito conto di aver commesso la cazzata di dimenticare la coperta da scooter a casa, ma spero che le previsioni per domani si sbaglino e decido di proseguire. La strada scorre sotto le ruote e non la sento. Supero i dintorni di Como, una curva, una collinetta ed ecco la dogana. Al passaggio un leggero ed inaspettato brivido mi attraversa la pelle e forse realizzo di essere in ferie, posso godermi la libertà che le due ruote mi danno. Mendrisio e subito Lugano con il suo Lago che mi regala una sosta per spezzare il viaggio. Alle porte di Bellinzona ho il tempo di fare un piccolo tour fotografico ad un raduno di vespe anni ’50 e capisco subito la differenza fra la passione del viaggio su 2 ruote, la mia, e quella per le Vespe, e tanto basta per farmi apprezzare ancor di più i mezzi in mostra.
La giornata continua con un giro in centro, con uno spuntino ed una visita ai castelli di della città prima di potermi stendere su un letto spero accogliente.
Il giro mi mostra una città piena di turisti e soprattutto piena di cittadini intenti a divertirsi ed a divertire il pubblico. Felicità e spensieratezza! E sono stato fortunato ad arrivare nell’ultimo giorno di festeggiamento per la festa dell’uva…per questo il vino agli angoli non manca mai!
Tre gruppetti di artisti da strada suonano per le vie del centro; un contrabasso, un violino, una chitarra ed un barattolo a corda, poi un gruppo di fiati ed un altro gruppo di poco improvvisati suonatori. Perché i musicisti arrivano poco dopo e sono una vera e propria orchestra di fisarmoniche con pianista e batterista annessi…Capolavoro!
Il centro storico quindi si mostra in tutto il suo splendore e fiero delle mura medioevali che lo circondano e dei castelli che lo sovrastano. La serata servirà solo da trampolino al prossimo step del viaggio che mi porterà a visitare per 2 giorni Berna. 230 Km e quasi 5 ore di viaggio, il riposo mi aspetta
Se riuscirò a riposare visto che la stanza comincia a riempirsi…se russano è la fine

"Una sosta intermedia"
Ero carico, pronto a tutto...ma fin da subito capì che qualcosa non andava. La colazione non stava dalla mia parte, era la più scarsa che avessi mai visto e fatto: solo un misero cappuccino e 2 fette di pane con confettura, that's it.... dopo circa 10 km già rimpiango di aver dimenticato la coperta da moto, me lo ripeterò per i restanti km... uscire da Bellinzona non è un problema, quello arriva dopo questi fatidici 10 km, quando le prime gocce di pioggia fanno capolino sul parabrezza. proseguo e non mi curo di quanto vedo in lontananza; sbagliando! Ad inizio salita verso il San Gottardo la pioggia si fa più insistente rendendo tutto più duro e folle da portare a termine. Mi ripeto che la situazione è comunque gestibile e decido di andare avanti superando paesini e villaggi di poche case che dormono ancora cullati dalla pioggia autunnale. Le mie diventano ferie d'autunno; che culo!! Ho il primo ripensamento quando mi fermo a fare rifornimento e riesco a fare un punto della situazione: "sono un coglione, dovevo portare 2 cose, la coperta ed il piumino e non ho portato entrambi". Fatto il punto e confidando nella tenuta dei guantini da Mountain Bike presi al decathlon e della giacchetta a vento da 10 euro decido che Devo proseguire...
Curve e controcurve, ponti e tornanti... non temo nulla!!!!! Ad un km dalla vetta del San Gottardo trovo un baretto dove prendo un cappuccio caldo che mi permette di riattivare la circolazione su mani e gambe e scopro anche che dall'altra parte piove ancora a dirotto e così sarà fino a Berna e lo sconforto prende il sopravvento. L'unica motivazione che ho è arrivare su quel c@##o di cima dopo aver buttato sangue per salirci! Ci arrivo, 1 Km e qualche pozzanghera bastano per arrivarci ma la cosa non riesce a smorzare la voglia di mollare tutto e tornare a Bellinzona... sono incazzato per la pioggia, per la strada e per la nebbia che, se non bastasse, nasconde l'asfalto di fronte a me... In più intuisco la straordinaria bellezza del posto, con i laghetti incastonati sulla roccia e le cime appena visibili attorno, la poca vegetazione e il panorama sullo strapiombo a bordo strada, ma non posso fermarmi a fotografare nulla, rimarrà tutto nei miei ricordi... La discesa è il primo vero dramma di un viaggio che fin da subito si è trasformato in una tortura auto imposta. Metto la terza e vado lento verso il fondo traballando e tribolando non poco quando sferzate di vento colpiscono il paravento facendomi ondeggiare pericolosamente. Non so perchè sto continuando questo martirio, ma so per certo che adesso non posso più tornare indietro. Mi barcameno fra deviazioni e cantieri che smorzano il ritmo già lento della discesa tenendo a bada le auto che dietro di me vorrebbero accelerare il loro passo: fottetevi, io vado a 40!! Credo siano state le 2 ore più lunghe e più difficili della mia vita. quando non sai cosa ti aspetta, quando non riesci a capire quali difficoltà dovrai affrontare, quando non conosci il territorio, quando devi misurarti con i tuoi veri limiti fisici e mentali, a quel punto tutto ti fa paura ma ti serve per realizzare che in fondo, per quanto tu volessi con tutto te stesso percorrere quel tragitto, non eri pronto per farlo perchè non sapevi come farlo... Per puro caso ho scelto di prendere quei guantini, o quel maglioncino di cotone che mi hanno quasi permesso di continuare nella follia...
Ma come in tutte le cose, al peggio non c'è mai fine... quel maledetto navigatore mi impone di svoltare a sinistra abbandonando la via per Lucerna e bastano due curve per capire che un altro Passo mi si prospetterà lungo il percorso. Inizio la risalita ma so già che non resisterò molto... "prosegui per 46Km" è una coltellata che si aggiunge a quelle inferte dalla pioggia insistente ed intensa che colpisce volto e gambe, coperte da un jeans già da parecchi km zuppo d'acqua e mi fanno ripensare a quella fottuta coperta da moto. Questo tratto è forse anche più duro del precedente, ma non ne sono poi tanto sicuro. La differenza la fanno le dozzine di cascate che scendono a picco dai costoni a bordo strada e dalle vette che mi accompagnano oltre la vallata alla mia sinistra. Devo ammettere che il fascino di quella vista è unico, con le nubi a coprirne le cime. Anche i rivoli d'acqua si fanno sempre più importanti e tagliano la carreggiata da parte a parte. Vedo una bettola e decido di fermarmi per qualche minuto riordinando le idee e sperando di potermi riscaldare qualche minuto, ma i proprietari mi sbattono fuori come se fosse equitalia ad importunarli... Guardo oltre la curva, la salita è lunga, lunghissima, lo sconforto è troppo come la pioggia che aumenta ed il freddo sulle mie ossa. Mollo, non voglio ma mollo... depongo le armi perchè non so cosa mi aspetta oltre quel tratto che vedo... e penso che non è ancora finita perché il primo paese è a 40 minuti di discesa. Anche questa volta metto la seconda marcia e le lascio gestire il ritmo del mio cammino. Quando le dita della mano sinistra rispondono e la strada lo permette allora provo un'audace terza, ma dura poco. È arrivato il momento di urlare, di maledire, di imprecare, ma è importante poterlo fare, riattiva la circolazione e fa rimanere coscienti, spero... Arrivo con enormi difficoltà a Wassen, tremo come un c@##o di pirla che ha passato 2 ore sotto la pioggia con 15 gradi ma trovo una stanza da 50 franchi dove potermi riprendere dormendo e rifocillandomi con qualcosa di caldo... la montagna oggi ha vinto, lei non perde mai, anche se forse è più un pareggio, ho pur sempre “Dominato” il San Bernardo!

"Finalmente Berna!"
La sera della disfatta, dopo un fugace riposo ed un cappuccino caldo, faticai a recuperare le forze ed anche la cena parve un’altra vetta da scalare. Mi confortò solo sapere che al mattino, il temporale avrebbe lasciato il posto ad un celo terso e soleggiato. La colazione finalmente è abbondante e mi mette di buon umore per il viaggio: due cose positive in poco tempo e non mi sembra vero… E per l’appunto arriva il momento del conto della stanza e della cena; partiamo che è meglio... Mi bardo come si deve, o quasi, con maglietta, camicia e maglioncino e la miracolosa giacchetta a vento. Carico la vespa con calma e finalmente riparto alla conquista del Sustenpass a quota 2264 m, che non sono poi pochi, dopo i 2108 m del San Gottardo.
Questa volta ad accompagnarmi ci sono appunto il sole ed il freddo, perché a certe quote non posso aspettarmi il tepore estivo, ma resisto e mi lascio distrarre dalla vallata, che fino al giorno prima mi metteva solo terrore e che oggi si mostra magnifica a colori pastello e la strada la accarezza con morbide curve seguendone le forme. Arrivato al punto della disfatta del giorno prima mollo un’imprecazione e ringrazio di non aver avuto la forza, e la stupidità, per continuare fino a Berna. Perché quello che vedo è splendido e mi fa dimenticare il lato peggiore della montagna visto meno di 24 ore prima e mi rendo conto che mai avrei potuto affrontare questa tappa nella sua interezza sotto la pioggia e forse non sarei potuto arrivare nemmeno in cima dove avrei quasi certamente trovato la neve.
La scalata procede senza intoppi e con qualche sosta fotografica che serve anche a scrollare le mani per cercare di riscaldarle, ovviamente senza riscontro… L’unica vera preoccupazione che ho è quella di non dover attraversare le vette innevate che mi si prospettano davanti e rischiare di dover abbandonare definitivamente il viaggio. Ma basta uscire da un lungo tunnel scavato nella roccia per rendermi conto che la scalata è terminata. Uno slargo si presenta sulla mia destra con il ghiacciaio e le nubi a far da cornice. Sono contento e sono soddisfatto!
Non perdo troppo tempo visto il freddo pungente ed inizio subito la discesa alternando strappi veloci a tratti lenti per via dell’asfalto non ancora completamente asciutto. Per assurdo la discesa sembra più lunga della scalata ma anche questa volta le distrazioni del panorama mi fanno compagnia.
Dopo 30 minuti posso guardare il massiccio alle mie spalle e la distesa pianeggiante mi porta rapidamente a Brienz dove la presenza del lago rende uno spettacolo da cartolina per diversi chilometri. Lambisco appena la città di Thun prima di trovare, non senza problemi di orientamento del navigatore, l’interminabile via per Berna.
Entro nella capitale Helvetica in perfetto orario e non posso fare a meno di vedere quanto c@##o sia bella. Trovo rapidamente l’ostello per poter posare i bagagli e scappo subito per le vie del centro decidendo di pranzare sopra la fossa degli orsi, animale simbolo della città. Il centro mi affascina ed ogni angolo cattura la mia attenzione. Mi convinco che questo viaggio ha dell’incredibile, questa è la libertà che cerco...questa è la libertà che mi tengo.
Nota dolente: la stanza dell’ostello stracolma con 2 ciclisti tedeschi affezionati al loro sudore, un indiano russante, uno svedese logorroico ed un cinese cha fa sempre comodo. Spero di riuscire a riposare per affrontare al meglio la prossima tappa.

"Attraverso 2 confini"
Purtroppo la sosta a Wassen mi sottrae un giorno di permanenza a Berna dei 2 preventivati ed anche qualche ora di riposo in più che non avrebbe guastato. La mattina del 7/09 quindi sono pronto per la maratona verso Ginevra che fila via senza troppi problemi lungo tutta la valle che scende morbida verso il lago di Leman su quale si affacciano Losanna e Nyon, 2 città che preferisco solo di attraversare senza particolari soste tranne che per Nyon, sede della UEFA, dove ho deciso di andare per far due foto ai trofei storici come la Champions e la Coppa UEFA. L’arrivo a Ginevra è un po' un terno al lotto dal momento che il navigatore mi obbliga a girare attorno all’ostello più volte prima di darmi la via giusta. Arrivato a destinazione mi rendo conto di dover attendere 2 ore prima di poter entrare in stanza ma non mi pesa vista l’ora di pranzo. La sorpresa spiacevole, tendente al tragico, arriva alla cassa di quel buco di creperia nel quale ho pranzato: il bancomat non funziona e non posso prelevare nemmeno dallo sportello ATM. E questo a 1000Km da casa non può non essere un enorme martellata negli zebedei. Per fortuna sfrutto una prepagata delle poste con la quale pagherò il pranzo e l’ostello e la cena a fine giornata.
Il giro in centro mi mostra una città con uno stile ben lontano da quello tipico svizzero somigliando più a Sydney che alla stessa Berna. Si respira comunque il tipico benessere Elvetico ed il Rodano che la attraversa le da qualcosa di caratteristico. In sostanza non rimango sorpreso da quasi nulla ritenendo sia il tragitto per arrivarci che il tour in città i momenti più sottotono dello Star Swiss Tour. La mattina seguente, come sempre, dopo l’immancabile colazione parto per quello che ritenevo essere il tragitto più pesante di tutti viste le 5 ore previste in sella alla Star ed i 2 Passi da oltrepassare per andare dal territorio francese a quello italiano. Superata la dogana francese, il primo ostacolo che mi si presenta è la cima del Roselend a quota 1968 m. Salgo agile come un veterano godendomi ccome al solito gli scorci ad ogni chilometro percorso. In cima scambio qualche parola con alcuni motociclisti italiani ed ho appena il tempo di fare 2 foto prima di lanciarmi verso la rapida discesa e verso il primo momento in cui realizzo quello che sto facendo. E senza rendermene conto mi commuovo e piango di felicità, ripensando all’incidente dell’anno prima, alle pioggia dei giorni scorsi ed all’opportunità che ho avuto di conoscere ed affrontare la montagna sconosciuta a chi, come me, è cresciuto in riva al mare. E quel che vedo mi piace, mi riempie gli occhi e mi fa capire che io del mondo non ho ancora visto nulla!
Ogni curva è uno spettacolo, una cartolina da tenere nella memoria. Seguo qualche gruppetto di Bikers in sella a moto ben più potenti del mio 125 ma poco importa, me la godo lo stesso. Terminata la lunga discesa, piena di tornanti e strade strette, faccio l’ultimo rifornimento prima dell’ultimo importante strappo che mi separa da Aosta, meta finale del viaggio. Questa volta si tratta del piccolo San Bernardo, storico passo al confine fra Francia ed Italia che mi riporta in territorio Nazionale attraverso la Valle D’Aosta. Lungo la scalata mi rendo conto di essere tremendamente stanco e sfrutto ogni occasione per fare piccole soste fotografiche ed al contempo cerco di far rifiatare la Star che pare quasi non averne più. L’arrivo in cima fa sparire ogni stanchezza e di nuovo, lungo la discesa, mi lascio andare in un altro incontrollabile attimo di commozione. Mi godo ogni metro e so già che questo sarà forse il mio viaggio più affascinante di sempre e forse mi spiace non aver potuto condividerlo con un folle come me. Ad Aosta arrivo con le ultime forze, mie e del mezzo, ed abbracciare il mio piccolo nipotino Pietro mi restituisce la soddisfazione di tutte le fatiche affrontate.

"1030 Km di libertà"
Ad Aosta riesco a fare per la prima volta 2 giorni di sosta prima di chiudere il viaggio con l’ultimo tratto fino Milano che mi permetterà di superare, anche se di poco, i 1030 Km di viaggio. Questi giorni questi mi son serviti per 3 motivi: spupazzarmi quel gioiello unico che è mio nipote Pietro, conoscere un po' il centro della città con mia sorella e mio cognato a farmi da ciceroni ed in fine a distruggere il paravento della Star dopo un quasi incontro ravvicinato con un ciclista ad una rotonda…Ma questa è un’altra storia.
Quindi parto non più col vento in poppa ma in faccia attraversando la Valle D’Aosta e l’interminabile Piemonte prima di tornare finalmente in terra Lombarda. Nonostante sia senza paravento, non risento più di tanto l’aria che mi investe e riesco anche a tirare un po' di più su tutte le lunghissime statali. Arrivo a Milano accolto dal Sindaco e dagli assessori, da una folla in evidente visibilio e da tutti gli sponsor che hanno reso possibile questa impresa…No, in realtà ad accogliermi sono il caldo, il traffico ed il letto della mia stanza!
Prima ancora di spegnere il motore inizio già a tirare le conclusioni di questo viaggio. Un viaggio che andava fatto da soli come gli incoscienti, un viaggio che mi ha permesso di capire fino a che punto posso spingermi e fino a quanto mi spingerò in futuro, un viaggio che mi ha fatto ancora una volta capire quanto sia fondamentale essere attraversati nel corpo e nella mente da quella incredibile sensazione di libertà che ti spinge a continuare sempre e comunque nonostante le difficoltà che si incontrano. Questa è un’esperienza che consiglierei di fare a ciascuna persona che conosco, per la bellezza dei posti e per il mezzo usato. Un cantante che apprezzo molto dice in un suo pezzo che “La destinazione è l’alibi del tragitto…è un passo dopo l’altro, pensieri in conflitto…”, nulla di più vero perché quando si ha questa voglia di evadere, non è importante il dove ma è fondamentale farlo, andare via in qualunque posto si abbia la forza di andare. Mentre osservavo le montagne che mi circondavano e che “scalavo” capivo che quelle stesse immagini erano lo stimolo che mi serviva per spingermi sempre un chilometro più in avanti e soprattutto a realizzare di voler continuare a viaggiare così nei prossimi anni perché “Io del Mondo non ho Ancora Visto Nulla”


In questi giorni posterò anche un pò di foto
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Offline raff

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Swiss Star Tour '16 - Da Milano a Ginevra
« Risposta #1 il: 22 Settembre , 2016, 19:45:06 »
Mi complimento per il viaggio, il coraggio e quel briciolo di incoscienza che è parte dei motociclisti o vespisti. Bravo!! :winking:
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Offline danielimo

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Swiss Star Tour '16 - Da Milano a Ginevra
« Risposta #2 il: 22 Settembre , 2016, 21:50:34 »
Complimenti!!
Gran bel racconto!
Gran bel viaggio!
Gran bei posti!

Sembrava di fare la strada assieme... Spero ci si incontri in giri prima o poi... Stai pure vicino di casa...
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Offline Mastro_Convalida

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Swiss Star Tour '16 - Da Milano a Ginevra
« Risposta #3 il: 23 Settembre , 2016, 09:03:58 »
Grazie mille :winking:
queste alcune foto del viaggio:

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Offline Stefano

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Swiss Star Tour '16 - Da Milano a Ginevra
« Risposta #4 il: 23 Settembre , 2016, 10:23:51 »
Complimenti per il tuo viaggio e per come ce lo hai descritto.
E' stato bello seguirti e rivivere i momenti di sconforto e quelli esaltanti che hanno caratterizzato il tuo Tour.
Grazie per aver condiviso con noi le tue emozioni!
 pr3ghi3ra
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